Laboratorio Car...'s profilePremio Internazionale Ci...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
|
October 03 Follow me ringraziaSeptember 06 Il Gallo d'oro su Panorama
"E' appena nato, ma ha già ricevuto una targa d'argento dal Senato il Premio Internazionale Città di Mariglianella Gallo d'Oro, fondato dalla giornalista Anita Capasso con la collaborazione dell'Ordine dei Pii Catechisti rurali di Cosenza, in memoria del venerabile Carlo Carafa e svoltosi sabato 21 e domenica 22 luglio. A curare la parte artistica dell'iniziativa il direttore delle Nacchere Rosse, Enzo La Gatta. Il Premio Gallo d'Oro, patrocinato dal Comune presieduto dal sindaco Giovanni Russo e ispirato al simbolo araldico della Municipalità, è stato assegnato dal laboratorio Carafa alla nota attrice di teatro e moglie del premio Nobel Dario Fo, la senatrice Franca Rame, per il suo impegno nel sociale. Presenti anche i senatori Tommaso Barbato e Tommaso Sodano e il deputato Paolo Russo. Numerosi gli esponenti della cultura e del giornalismo premiati. Per la televisione un ambito riconoscimento è stato assegnato alla trasmissione dell'emittente televisiva Televomero "Economia Oggi", condotta da Ubaldo Proccacini e alla trasmissioe Xanax di Napolitivù condotta da Luca Abete. "Questo premio-spiega la presidente del premio,Anita Capasso- è nato in un contesto dove le sbagliate politiche culturali e di sviluppo hanno creato disaffezione verso il territorio. Vedere tanta gente partecipe e Mriglianella per due giorni capitale della cultura ci ripaga degli sforzi affrontati". Tra gli artisti intervenuti Marcello Colasurdo,Tony Cercola, Carlo Faiello e le Nacchere Rosse. Ambiti riconoscimenti sono stati assegnati anche a Riccardo Dalisi, Antonio Vitolo,Vittorio Avella e Mimmo Grasso. La borsa di studio degli Ardorini è stata assegnata all'oratorio Carlo Carafa e all'istituto comprensivo Carducci. Il premio teatro è stato conferito a Enzo Fabbricatore, direttore artistico della compagnia teatrale Zerodue. Successo anche per la Kermesse "i cortili della tradizione", la cui regia e direzione è stata curata da Angello Iannelli con la partecipazione di Mario Capasso, e per il Mandrake Som folk festival." Tratto dall'inserto di Settembre di Panorama. August 23 Il senato ci premiaAugust 02 Dal Blog di Franca RameDi Mimmo Grasso Mariglianella (Napoli), 21 luglio, aspettando Franca Rame.
Lu cuntu de Mariglianella
Erano i luoghi di Giambattista Basile, virtuosissimo raccontatore e fabbro della linguaggio poco citato nei testi scolastici. In questi posti quondam rurali, di fede agricola ma da decenni devoti alla Madonna del Santo Pilastro dell’abusivismo e della camorra, Basile ambientò i suoi “cunti: masserie, pozzi, orti, filari di viti e cocozze rattristate, nardielli e pacchiane, animali da cortile basti e somari somari, pezze al culo e minestra di pesci fuyuti (lische in brodo e la sarda appesa al filo per insaporire i tozzi di pane battendoceli sopra). Niente tigri e draghi alati, principesse su pisellini e pisellini di principesse, non le fate ma le janare (per chi non è campano: “dianare”: hanno a che vedere con la stella Diana) e monaconi. Un monacone benevolo doveva essere anche Carlo Carafa, per il quale Anita Capasso ha organizzato la manifestazione che ci vede qui e che si chiama “Il Gallo d’oro”. “Cos’è, un ristorante?”, le ho chiesto quando mi ha invitato. Mi ha spiegato che il gallo è nel gonfalone di Mariglianella e che , per ricordare Carlo Carafa, vogliono consegnarlo ogni anno a persone che si sono distinte per l’attività nel sociale. Quest’anno hanno pensato a Franca Rame. Carlo Carafa. Chi era costui?.Ricordo Ettore Carafa, Diomede Carafa, che al centro storico di Napoli c’è un nobilissimo a antiquissimo Palazzo Carafa. Mi sono documentato e il tipo mi è riuscito molto simpatico. E’ ufficialmente appellato come “Beato Carlo Carafa” e ho visualizzato il Diodato di Dario Fo che levita in cielo sospinto dai suoi pensieri nonché il più bislacco della congregazione dei santi, Giuseppe da Copertino, protettore degli studenti asini e mio in particolare e che ho poi cambiato per una più esotica Caterina d’Alessandria. Riconosco sul palco, allestito alla buona in una piazzuola , Sasà Mendoza, Carlo Faiello, Tony Cercola e, con Enzo La Gatta che ora sgrinfia ora fuseggia, qualcuno delle Nacchere Rosse. Che ci fanno qui? Neodevoti del Beato Lui? Se lo sono forse scelto come intermediario inedito, senza concorrenza, perché intorno a S. Alfonso Maria de’ Liguori ci ronzano tutti i musicanti napoletani? Questo Carafa mi piace: mentre razzolava in tutti i pertugi del regno ebbe “la chiamata” del Signore ( io faccio ancora in tempo? Il Signore ha il mio numero di cellulare? Non mi venisse poi a cianciare che ne ho combinato troppe: è lui che è in ritardo). Iniziò allora, il Carafa, la sua conversione a U verso la Carità, quella che San Paolo definisce come la massima delle virtù. Napoli ha nel guardaroba un sacco di santi nuovi nuovi, mai usati. Mi riprometto di fare un piccolo pellegrinaggio nei luoghi del Beato sepolto -forse non a caso- in una chiesa di piazza Carità. Avrà, questo Don Milani del 1600, delle cose da dirmi. Lo vedo mentre, come capoparanza, dirige la processione partenopea dell’eruzione in cui apparve San Gennaro a fermare la lava (sì: era Carlo il primicerio. Interessante, no?). Riesco anche ad ascoltarlo in questo pomeriggio di luce ammoniacale.:”… e considera, guagli, che i nobili di spada e i cacciuotti di serramanico hanno pur sempre una lama in comune. E’ solo una questione di distanza: i nobili ti facevano uccidere senza sporcarsi le mani, perché la spada s’incrocia solo con un’altra spada. Alla mazzamma rimanevano le mani sporche perché il coltello è corto e il polso affonda nella pancia. Ricordi quando Petrarca venne a Napoli e assistette, nei pressi di San Giovanni a Carbonara, a un gioco finito a coltellate? Le ragioni della violenza sono ancora quelle. Le prammatiche medievali e quelle del mio secolo vietavano già allora quello che dovrebbe esserlo ancora oggi (monnezza escluso, in questo siete più bravi voi) e i personaggi di Andreuccio da Perugia sono sempre di scena, affacciati nelle stesse pose agli stessi balconi con gli stessi pitali e attenti alle stesse robberie. Il popolo napolegno imborghesito ha origini da posti come Mariglianella. Ecco le sue maledizioni: “Puozze schiattà, sculà, jettà ‘o sanghe, t’ hanna a ‘mpennere, squartà, puozze jettà fora ‘o vveleno (traduco: che tu possa schiattare, scolare, buttare il sangue, che ti possano appendere, squartare, che tu possa buttare fuori il veleno…) che sono espressioni del corpo, rusticane, percezioni della massaia o del contadino quando ammazzano (sì: con una mazza, prima ancora dell’età del ferro) gli animali del cortile, quelli che si sono cresciuti e coccolati. Uccidere è un fatto naturale. La gente ha l’alito di sangue raffermo di capri e antenati scannati. A Delo, d’altra parte, si faceva originariamente lo stesso. Le Fedriadi –le due grandi e splendenti rocce che introducono alla grotta del dio Apollo- insieme con l’antro formavano il sesso femminile che troneggia nelle bestemmie napoletane…”…Mah.. Non so rispondergli. D’altra parte lui è uno del ‘600 e non ha letto i libri che ho letto io su Napoli. Però lui, nobilotto, decise di frequentare i paria, i fellah, le puttane, i mariuoli, la gleba, la mazzamma, i lazzarioti. Certo ne sa più di me. E , comunque, un giorno mi sono divertito a cambiare i protagonisti del famoso libro di Allum mettendoci quelli di oggi e quelli dell’altro ieri e ci azzeccavano tutti a pennello. Se funziona così vuol dire che bisogna lavorare più che sui personaggi sulla struttura, cambiare il contenitore, l’organizzazione sociale. E’ una cosa nota, no? Sarà questo che vuole Franca?Mentre aspetto che si inizi guardo il Vesuvio, la sua ombra verde obliquo, i suoi suntuosissimi ed esagerati pini importati dall’oriente dagli ammiragli di Augusto per il legname necessario alla flotta. In Campania non c’è pertugio dove non ci sia un segno memorabile, un fossile dell’arca e della mente. Augusto stava qui vicino, ad Ottaviano, paese noto più per il camorrista Cutolo che per lui. Magari dove sto mettendo i piedi è passato Spartaco con le sue valigie piene di rabbia. Dopo la guerra civile, dovendo dare la pensione ai veterani sotto forma di terre (si potrebbe ripristinare questa simpatica consuetudine assegnando fette di demanio incolto ai pensionati con beneficio sui conti INPS) il nipote di Cesare diede i siti ad alcune famiglie: i Marii, i Pomilii, i Secundilii..da cui Marigliano (e Mariglianella), Pomigliano, Secondigliano…Ma quando si inizia? Antonio Vitolo parla con un signore che gli chiede un appuntamento per il figlio che, da come capisco dalla mimica, ha problemi di epilessia. Lascio i miei pensieri sul muretto e vado in cerca di Riccardo Dalisi venuto qui in bermuda, tutto inzaccherato di pittura ( l'ho’prelevato che stava lavorando al suo studio); si è fatto dare una matita e un foglio di carta e dialoga con l’attesa insegnandole a disegnare i propri ricordi. Non è il caso di disturbarlo. E Vittorio? Dov’è Vittorio Avella? Alzo le narici per intercettare l’ usta del suo sigaro toscano. Eccolo: sta discutendo coi maestri cartapestai di Nola, che l’hanno accompagnato a Mariglianella, sulla lavorazione dei carri di Piedigrotta. Dopo decenni di dimenticatoio, riparte la festa dell’identità di Partenope e certamente Vittorio con le sue machinae darà dei punti all’inventiva di Raimondo di Sangro. Che ridere: da lontano sembra che Vittorio e i cartapestai col loro gesticolare si stiano dicendo parolacce.Comincio a sentirmi stanco. Fa afa. Lo dico ad Ahmad prendendolo un po’ in giro per tutte le h che usa quando parla o dipinge :” Ahmad, aleph ahfa wa ahfa. Fahafa, fa h?”. Ne ricevo una parolaccia araba (un “vahffhanchul-oh”, credo).Anita mi ha chiesto di dire qualcosa sul simbolo del gallo.Mi devo concentrare un poco e decido di camminare per i cortili di Mariglianella. In uno c’è anche un pollaio. Mi fermo qui. Mi inteneriscono le galline coi loro occhi d’estate, il loro charillon aggloglottato, a forma di ? .Il gallo di questo pollaio è marrone-gialloblù-rosso-indaco-grigio-bianco. Beh, a questo quando fa chicchirichì gli cade l’arcobaleno dal gozzo. Raspa. Cerca ricordi, è chiaro, vuole dissotterrare il grido delle occasioni importanti. Si muove a scatti, quasi caricato a molla. E’ posaiolo. E’ molto fiero, silvestre, da stemma. Questo gallo mi motiva. Comincio a prendere nota: -araldo ( raffigurato dal IV secolo su monete e ceramiche greche). -domestico ma non addomesticato-simbolo di Odisseo ( scaglie di ala e un becco di gallo decoravano le poche cianfrusaglie scavate a Itaca)-consacrato a Zeus. Dire qualcosa sulla derivazione indoeuropea di Zeus (Dj-eus, fuoco. Gesù., Dj-eoshua: radice “fuoco”).-Cina: Ki, gallo: “buona sorte”-l’aruspicina- Socrate prima di morire:”Un gallo ad Esculapio”. n.b. sacrificando il gallo era ironico o seriamente obbediva alle leggi di Atene, fino in fondo?)-vigilante (Ermes, gli influssi “ermetici” e mercuriali)-sarà il caso di parlare di Temistocle e della vittoria sui persiani (dopo, fu istituita la festa del gallo)? Meglio di no: si annoierebbero.Mi stacco dagli appunti con un qualche brivido: la dormitio Virginis e l’assunzione al canto del gallo solare. San Pietro e il gallo.Su, riprendiamo, così mi concentro e non avverto né la calura né il tanfo di piumaggio sudato del cortile (ma neanche io scherzo: puzzo di cartuccia di bic liquefatta).-le lucerne. Si dice “becco della lucerna” perché questi strumenti erano a forma di gallo.Ci sono: Gesù utilizzò il gallo perché fu dopo il suo canto che Pietro comprese, fu “illuminato”, uscì dalle tenebre e dalla paura. Sarà per questo che il gallo è anche metafora del Salvatore, che scaccia l’oscurità. Durante il gallicinium e il lucernarium monastico , momenti officinali del giorno e della notte, i monaci iniziavano gli officia con la preluce e li terminavano con le lucerne. Li vedo in fila, muti, mentre barbigliano orazioni, camminano per corridoi in mezzo a bisbigli d’alluminio; cantano in un “re” mercuriale per evocare la resurrezione dei morti… (…).Alzo la testa dal foglio. Pensavo che il cielo fosse diventato nuvoloso per i miei pensieri, che piovessero chicchi di piombo. La luce è boreale.Ma quando viene Franca? Occorre che elabori una sintesi, una mnemotecnica sennò se poi mi chiedono di dire qualcosa mi impappino:gallo (luce)-voce (forma sonora della luce)-luce (conoscenza)E del gallo di Bitonto che faccio, ne parlo? Su una colonna nella cripta della cattedrale pugliese è raffigurato, tra altri prodigi, come una chimera: basilisco, uccello, leone alato.Gli fa compagnia il pellicano, metafora della chiesa, che dà il cuore in pasto ai propri figli. Qualcuno definisce queste cose “nevrosi allegorica” ma io penso che siano faccende che riguardano il bilico “mente e natura”, physis e nomos, cioè il nostro procedere bilogico. Del resto, prodigi naturali come il gallo di Bitonto sono descritti già da Plinio quando parla della glittica. Non c’è niente di mostruoso: è la nostra mente che procede così. Riccardo, ad esempio, lavora con lo stesso metodo. E Bosch? Ulisse Aldovrandi, non era un monstrum anche lui? Matematico, pittore, studioso de rerum natura, farmacologo, letterato.. Perché adesso ho pensato ad Aldovrandi? Semplice: ha scritto un trattato, anche anatomico, nel (mi pare) Ornithologiae tomus alter, del 1600.-il gallo come segno centrale nello stemma codicum della mente-il mio sta ancora pozzolando con gli speroni e il becco nell’aia della sua memoria perimetrata dal recinto dei miei significati.Vuoi vedere che scava per verificare se è vero quello che penso? Ora mi guarda minaccioso. Non capisce che non deve temere per il suo territorio e che le sue galline che non mi attizzano per niente.Un applauso. Non è per le mie confuserie ma per Franca Rame, giunta vestita di bianco come una candidata. L’emozione del popolo è intensa. E’ artetecato anche il sindaco, un forzista che ha premiato persone tutte di sinistra (bravo:meriterebbe un gallo anche lui per l’esempio di democrazia).L’ombra vesuviana si avotecheia, si stacca dalle radici dei pini e rotola quaggiù per vedere che succede. E’ un momento in cui tutti vogliono celebrare lo stare insieme, esibirsi davanti a Franca. Smancerie strapaesane? No: sono eventi, poveri, ai quali molte persone hanno lavorato duramente. per far festa e festa oggi è ottenere l’attenzione e il consenso di Franca. .E’ un modo molto forte e serio per essere riconosciuti da chi è già riconosciuto, per dire “ci siamo, esistiamo, non siamo nessuno e, comunque, siamo così”. E’ con questi meccanismi che si rafforza il senso etico con cui Napoli può trovare la forza di indignarsi e ricominciare a essere protagonista di civiltà. I leaders come Franca hanno questo di virtuoso: fanno la cosa giusta. I tecnici, i managers, analizzano come fare la cosa, forse, giusta. Franca qui è testimone di presenza, del “ci siamo”. Ricordo un testo di Nelson Mandela, che è anche poeta, quello in cui dice che, in fondo, noi abbiamo più paura della luce che c’è dentro di noi che del buio e che luce è “essere qui. Nella presenza”. Esser presenti è ex-habere, portare davanti, esibire.Ciò che si esibisce è in genere o una qualità o un dono. Sto parlando di fatti cultuali, ovvio, non dell’esibizione del panfilo. Quella è “ostentazione”,”mettere in mostra”, “far pompa”.Un bimbo vuole leggere a tutti i costi una poesia che ha scritto per Franca che, maternamente,lo fa salire e se lo porta a fianco, la mano sulla spalla. Nel testo, letto in napoletanuotto, il bambino descrive il suo modo di preparare le polpette, che vuole regalare a Franca perché le mangi tutte. O a questo bimbo piacciono le polpette o va avanti a pane e acqua (ingredienti base delle polpette) e dunque non mangia e quindi le polpette, magari con la carne, sono per lui il massimo. Il metamessaggio, è molto bello: un’inversione del rapporto madre-figlio: Franca, mangia tu le polpette. Ti regalo il mio digiuno. Una signora vicino a me storce il naso e bis-bis dice alla bizzoca vicina (ma facendo in modo da essere sentita da altri) che non era poi il caso che si leggesse una poesia sulle polpette. Le dico “Comunque sempre meglio il suo fare le polpette e donarle che fare polpette dell’Italia e mangiarsela”. In modo molto garbato Franca informa sugli sprechi, le auto blu (se le togliessimo dalla circolazione, potremmo costruire un ospedale all’anno), l’uranio impoverito (e sono i figli del popolo i “cacciuotti” ammalati in Kossovo sulla necessità di ritrovare insieme un senso etico al vivere, le morti bianche. Noto che sceglie, tra i tanti argomenti, quelli immediatamente percepibili dalla gente, quelli riconoscibili. Enzo La Gatta gongola: ci lavora da anni sulla questione delle morti bianche e ha fatto preparare alle Nacchere Rosse ‘A Flobert. Franca vuole essere vicina alle persone che l’hanno attesa per ascoltarla e continua a farlo usando parole aperte ed accessibili al vissuto di tutti. Qualcuno, incoraggiato da questo modo di parlare, “soave e piano” (Beatrice di Dante: “e cominciommi a dir soave e piano”) tira fuori dalla tasca i pensieri che aveva accartocciato per ritegno e si esprime ripetendo più volte le parole importanti, quasi il bisogno di un’eco di conferma. Uno, sceso dal palco, mi si avvicina e “Vulevo dicere chesto (mi mostra il foglio stropicciato, scritto a computer con le parole piene di sbaffi d’inchiostro) ma ‘e pparole cu ‘sta gnostia ‘e calore se ne so’ fujute. Però, aggio ditto ‘o bbuono?”. Si, ha detto il bene. Franca ascolta fino alla fine in perfetta quiete, con serenità. Forse è anche felice. Il mio gallo, a pochi metri, lancia in aria un verso. Ha trovato ciò che aveva sotterrato?*Riaccompagno Antonio e Riccardo. Giungo a casa abbastanza squagliato (ma, penso, non come Franca e Carlotta, la sua segretaria, che è ormai anche un po’ la nostra, e che devono rientrare a Roma).*Non ho detto niente sul gallo, non ho voluto togliere spazio ai molti giovani di Mariglianella.Meglio così. Non ho finito gli appunti e mi mancava un collegamento Francarame-gallodoro.Questo sogno è venuto da me la notte del 21 luglio: un monaco sordo, incappucciato, avanza nel cortile (nel cortile? Quale? Perché non “in un cortile”?) con una lucerna accesa. E’ uno scriba benedettino. Mi allunga un exultet con un gallo miniato d’argento e di rosso-oro con su scritto, in onciale, purpurisso: gallo, dall’indoeuropeo GARL, gridare, onde anche il sanscrito garnati, chiamare. …altri idiomi, che non conosco o non vedo bene. Il grifo e il gallo di Bitonto.…giù, in azzurro, alla fine del rotulo: an gel-lein, annunziare, da cui angelo, messaggero.
fonte: Il blog di Franca Rame July 30 Il video di Franca Rame» pubblicato da marco marzano in: Videocomunicazioni < > Martedì 24 Luglio 2007 alle 09:10
I cortili della memoria, un patrimonio di coscienze e saperi che non deve andare perduto. Con queste parole ha aperto il suo interevento la senatrice Franca Rame, che ieri a Mariglianella ha partecipato alla serata conclusiva del premio “Gallo D’oro”. L’iniziativa organizzata da Anita Capasso e il laboratorio Carafa vuole esplorare la vita e la storia i tesori e le potenzialità che arrivano dal passato per confrontarli con la realtà moderna. Ad animare la serata i canti popolari di Marcello Colasurdo, le sonorità di Ida Rendano e Luciano Caldore e la “Modern dance” di Clelia Contini. Tra i premiati della kermesse il regista Enzo Fabbricatore. July 07 Rassegna stampaEcco i siti che hanno pubblicato il nostro comunicato e/o scritto articoli in merito al "premio internazionale città di Mariglianella- Gallo d'oro"
CliccaMarigliano-> http://www.cliccamarigliano.net/modules/news/article.php?storyid=2317
Marigliano.net-> http://www.marigliano.net/img/3121.php
Informazione.campania-> http://www.informazione.campania.it/portale/modules.php?name=News&file=article&sid=33971
I Vesuviani-> http://www.ivesuviani.com/pg1146.html
LaProvinciaonline.com-> http://www.laprovinciaonline.com/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=936&mode=thread&order=0&thold=0
UnitiperCasalnuovo-> http://www.unitipercasalnuovo.org/notizie/notizia.php?notizia=159
...to be continued... July 05 L'emigrantePer il "premio internazionale città di Mariglianella" abbiamo pensato di premiare, appunto, nomi illustri dell'arte, della cultura ma anche del giornalismo. Abbiamo pensato, tra gli altri a Luigi Necco, giornalista di chiara fama e conduttore dello spazio "L'emigrante" di Canale9. Ebbene, proprio durante la sua trasmissione, lo scorso 5 giugno, Luigi Necco ha annunciato di voler prendere parte al "Premio internazionale città di Mariglianella".
Ecco la puntata della trasmissione, consultabile sul sito www.9online.it .
5 giugno 2007-> http://www.3dtimeonline.com/vgal9online/emigrante/070605_1_em.wmv . Luigi Necco informa gli ascoltatori che verrà a ritirare il premio insieme al geniale Vincenzo Coppola, autore di "L'emigrante" e di tanti altri programmi che hanno scritto la storia della TV.
Ecco un breve profilo biografico di Luigi Necco.
"Luigi Necco è un giornalista nato a Napoli l'8 maggio 1934. Per venticinque anni ha lavorato alla RAI, dove ha raggiunto la popolarità con la partecipazione alla trasmissione sportiva 90° minuto, condotta da Paolo Valenti. Nel corso di tale trasmissione ha coniato espressioni come "Milano chiama, Napoli risponde" che l'hanno reso famoso. Un'altra battuta sua famosa che fece a Città del Messico nel 1986 quando Maradona segnò un goal con la mano all'Inghilterra fu: "La mano de Dios o la cabeza de Maradona" (La mano di Dio o la testa di Maradona). Maradona gli rispose "Las dos" (Tutt'è due). Venne per questo intervistato da tutte le TV sudamericane. Da 90° Minuto, emigrò verso l'archeologia, sua passione giovanile. Dal 1993 al 1997 ideò e condusse una rubrica dal titolo L'occhio del faraone per la quale ha realizzato e messo in onda 360 documentari e servizi sull'archeologia nell'area Mediterranea, dalla Grecia alla Giordania, dall'Egitto all'Iraq, da Pompei alla Turchia. Per moltissimi anni, inseguendo un sogno giovanile, si è dedicato alla ricerca del tesoro che Heinrich Schliemann aveva trovato a Troia nel 1873 e che ufficialmente i tedeschi davano per distrutto nei tremendi bombardamenti dello Zoo di Berlino del 1945.Non credendo affatto nelle dichiarazioni ufficiali, con annose, minuziose e dispendiose ricerche in tutte le aree orientali dell'Europa divisa in due blocchi, è riuscito nel suo scopo, individuando i ladri e il nascondiglio del tesoro, che è stato finalmente esposto il 16 aprile 1996 nel Museo Pushkin di Mosca. Su questa avventura ha scritto, per l'editore Pironti di Napoli, un libro intitolato Giallo di Troia. Ha anche condotto per qualche mese, subito dopo l'abbandono del precedente conduttore, Antonio Lubrano, il programma "Mi manda Raitre" appena rinominato (fino a quel momento si era chiamato infatti "Mi manda Lubrano").Attualmente conduce il programma televisivo L'emigrante su Teleoggi Canale9, cronaca quotidiana di fatti e misfatti napoletani.È stato anche eletto, nelle liste dei Democratici di Sinistra, consigliere comunale a Napoli nelle elezioni del 1997." Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Necco" June 08 "I cortili della memoria- edizione 2006"Ecco il comunicato redatto dall'organizzatrice della manifestazione, dott. ssa Anita Capasso pubblicato sul sito www.cliccamarigliano.it
I ringraziamenti dell' Associazione "Progetto Alfa", pubblicati sul medesimo sito
L'annuncio dell'evento dato da "Il giornale di Napoli" (il Roma)- ed. 21 luglio 2006 http://85.43.177.181/archivio/2006/Luglio/21/Giornale_di_Napoli/21-12metropoli.pdf L'annuncio dell'evento dato da "Cronache di Napoli" (ed. 22 luglio 2006) http://www.brusciano.com/mariglianella/cronache%20di%20napoli.htm
|
|
|